849/Gagarin il perdente

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355 WALTER VALENTINI [Pergola (PS) 22/10/1928] Viaggio VIII, 1995 tecnica mista e applicazioni su tavola e tela 92x92x7 cm, firma, titolo, anno ed etichette dell’artista e della Galerie Dionne (Paris) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, entro teca in plexiglass. base d’asta: 5.000 € stima: 11.500/12.900 €

Vista dal vero (ma cosa è il vero?) quest’opera in asta sabato 20 ottobre alla 849 di Meeting Art è bellissima (ma cosa è il bello?). Appoggiato a un tavolo nella sala espositiva dei gioielli, mentre fuori c’era una luce grigio autunno,  il Valentini brillava di luce propria fregandosene del contesto e di cosa avrebbe dovuto rappresentare in relazione alle altre cose presenti. Forse è proprio questa la cifra stilistica  nascosta di questo artista che, come Morandi, non ha distinto il fare opere uniche dal creare meravigliose opere grafiche. Il contenuto prima della forma e la forma adeguata al pensiero. La forma è lo spazio, l’oltre la siepe che limita lo sguardo e argina il cammino.

La Soyuz si è rotta. Adesso per andare nello spazio, come cantava Franz Di Cioccio della mitica Pfm, non ci resta che sognare sognare. La dimensione verticale della storia è messa, infatti, potentemente in crisi da quella orizzontale: ci muoviamo succubi della legge di gravità, la più sovranista e banale delle leggi fisiche. Gli occhi, sgualciti dal fuoco fatuo degli smartphone; il pensiero rivolto agli algoritmi delle borse europee e mondiali.

Il Valentini parte a 5mila euro: è grande, è bello, costa meno di un viaggio sulla Soyuz peraltro rotta. Ma se non lo usate per decollare lasciare perdere.  Vi basta lo smartphone.

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849/Giorgio, ho un dubbio

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24 GIORGIO GOST [Salsomaggiore (PR) 06/04/1962] Stop The Time!, 2017 bibite con resina su tela visibile anche al retro 20×20 cm, entro cornice dell’artista 30x30x11,5 cm, firma, anno e tecnica al retro, dichiarazione d’autenticità e timbro a secco dell’artista su foto. senza riserva stima: 1.000/2.000 €


 

Giorgio Gost (artista parmense, due classi dopo la mia) non ha inventato una forma d’arte concettuale (il congelamento degli oggetti che così diventano, di volta in volta, reperti emozionali o storici) come neppure ha inventato il tempo e la nozione che abbiamo di esso. Peraltro neppure Boetti che spediva raccomandate nel futuro, lo aveva fatto. Di certo che siano monete o libri e persino opere d’arte (con la parvenza della loro forma, privata del valore economico e esclusivo…ma è così sbagliato?), Gost, volente o no ,ci pone la solita, ciclopica domanda esistenziale: che cosa resterà di noi?

Ma, caro Giorgio, riproponendo il quesito di cui sopra, sei proprio sicuro di aver scelto l’oggetto giusto in quest’opera in asta alla Meeting Art sabato 29 ottobre? Credo, infatti, che fra 100 anni l’unica forma che resterà di noi sarà proprio la bottiglia della Coca Cola con il suo contenuto. Passeranno le lattine, micro e maxi, le bottiglie in pet, le confezioni famiglia, ma la bottiglia no. E con essa il suo contenuto. E allora, invertendo il ragionamento, c’è da riflettere se il segreto dell’eternità non si nasconda proprio nella ricetta segreta della bevanda che resta sempre la stessa con o senza caffeina, con o senza zucchero, E la mitica platonica bottiglia lì, a difenderne il segreto. E, allora, se questa tua capsula del tempo, caro Giorgio, non fosse, invece un codice di eterna giovinezza? Mica, comunque, poco.

849/Soldati e sfollati

 

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269 ATANASIO SOLDATI [Parma 25/08/1896 – Parma 27/08/1953] Paesaggi, (1943-1944) tempera e pastello su carta 40×31,8 cm, firma al centro, dipinto a matita raffigurante un paesaggio e timbro delle Opere Inventariate di Atanasio Soldati al retro. Bibliografia: -“Atanasio Soldati, invenzioni, studi, progetti”, a cura di Flaminio Gualdoni, Edizioni Cardelli & Fontana, mostra tenutasi presso la Galleria Cardelli & Fontana (SP) dal 6 marzo al 8 maggio 2010, pagina 19. base d’asta: 1.000 € stima: 2.500/3.500 €

Io so dove era Atanasio Soldati quando ha schizzato, da figurativo-astratto-geometrico-razionalista (insomma artista), quest’opera in asta domenica 14 ottobre nella 849 della Meeting art di Vercelli. Lo so. Salgo in auto da casa mia, imbocco la Torino-Piacenza a Broni (lì sono nato) e per 30 chilometri interseco questa parte di Lombardia che il Po divide tra pianura e colline. Arrivato a Voghera,  superata la porta virtuale del 45esimo parallelo, esco dall’autostrada e salgo verso l’alto. Rivanazzano, Godiasco, su su fino a Varzi e il Monte Penice. oltre c’è il mare della Liguria.

1943/44. La guerra si fa brutta che già di suo lo era già. Guerra agli altri, guerra intestina. Tutti in guerra. L’orrore diventa regola, come le bombe che piovono dal cielo. Atanasio Soldati cerca una via di scampo per sè e per la sua arte. Diventa sfollato da Milano e finisce tra le colline di cui parlavo prima. Ospitato da una famiglia in cui si sta cimentando nella sua passione una pittrice che diverrà un genio nascosto dell’arte naif, Luisa Pagano. Soldati insegna a Luisa l’importanza di una poetica geometria del fare pittura accennando persino a una metafisica delle forme; Luisa, chissà, gli mostra come i colori possono essere quelli che si vedono aprendo le finestre. Il rosso delle case di mattoni a vista delle cascine, il verde delle colline.

L’opera in asta è, insomma, qualcosa di più di un bozzetto. Non era fatta per essere venduta, ma per ricordare chi era Atanasio e dove era. Insomma una cosa vera.

849/ Limoni e pomodorini

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225 ENRICO PAULUCCI [Genova 03/10/1901 – Torino 22/08/1999] Natura morta, 1990 olio su tela 30×40 cm, firma in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Paulucci (TO) in data 6 aprile 1992 al n° 0105 come da fotocopia allegata, (autentica smarrita). base d’asta: 500 € stima: 2.000/3.000 €

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Non è Banksy, è inutile distruggerlo per farlo valere di più. E anche se si potesse fare, non lo farei. Due limoni e un grappolo di pomodorini: Enrico Paulucci li dipinge a 89 anni.  Il gioco è quello del colore, non della natura o forse è quello della natura che si manifesta nel colore. La natura di un artista di cui De Pisis scriveva cose così: «Nel pittore Paulucci una cosa che mi piace (ed è a nostro vedere precipuo per l’artista vero) è la sincerità che nei grandi va spesso accompagnata con un’altra dote: la spontaneità, l’immediatezza, una sorta di infallibilità meravigliosa, ma che è sempre lodevole”.

Grande, spontaneo, immediato.  Sincero. Per questo non lo trituro…

849/ Bendini hard boiled

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VASCO BENDINI [Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015]
Il mattatoio, 1973 polimaterico (tecnica mista e applicazioni) su tela 160x140x7 cm, firma, titolo, anno ed etichetta della Galleria Frittelli Arte Contemporanea (FI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto allegata a certificato della Galleria Frittelli Arte Contemporanea (FI), opera priva di cornice. base d’asta: 5.000 €
stima: 10.000/12.000 €

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Ci piace Morandi? Non il cantante, il pittore. Ci piace di più, adesso, che un suo vasetto di fiori dipinti (io adoro le acqueforti, quindi sono prevenuto) ha raddoppiato (in modo logico e corretto visto il gigante che l’ha dipinto) la base d’asta della Meeting Art che era di 70mila euro?
Il Morandi era un 25 x 25, una misura adatta a finire tra un quadro e l’altro senza rischio di eccessive saturazioni, oppure al centro di una parete vuota sperando che qualcuno ,prima o poi, aguzzando la vista, non sbotti dicendo: “Ma quello non sarà mica un Morandi?”.

Il Bendini, invece, di cui sopra, che va in asta alla Meeting art, sabato 13 ottobre, è 160×140. Occupa una buona parte della parete e non è un vasetto di fiori.  Il mattatoio…un titolo forte, da letteratura hard boiled. Poco gestibile come lo era l’artista che, peraltro, aveva studiato pittura proprio con Morandi. Ma Bendini non ha mai fatto in modo esplicito repertorio figurato e figurativo della propria arte. Informale e spirituale, materico e filosofico: il buon Vasco non ha nulla da farsi invidiare a partire dalle quotazioni in asta, vergognosamente al di sotto rispetto al suo enorme valore concettuale e artistico. 5mila euro, al momento il pezzo è invenduto. Sarà perchè è un Mattatoio e perchè quel grumo di carne e sangue non è un mazzo di fiori.

849/Analitico è il pensiero

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190 CLAUDIO OLIVIERI [Roma 28/11/1934] Senza titolo, 1961 olio su tela 80×100 cm, firma e anno in basso a destra, firma al retro. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €


Dicono che Olivieri sia uno degli artisti più importanti della Pittura pittura anche della Pittura analitica quella che, come scrive Filiberto Menna nel suo saggio-manifesto “la linea analitica dell’arte moderna”, “ha contribuito in maniera determinante alla messa in crisi” del significato stesso del fare arte, con la spinta ad analizzare gli strumenti stessi del fare pittura: il supporto o il colore. Si dice pure che il periodo analitico in senso puro vada considerato dai primi anni Settanta al 1976-77. Bene, qui l’assunto e il dubbio: questo Olivieri, che va in asta il 13 ottobre (asta 849), visto che è del 1961 che cosa mai sarà? Pre-analitico o, semplicemente, l’espressione aniconica del fare pittura?

Qualche giorno fa è morto Marco Gastini, un gigante della pittura italiana anche lui inserito nel filone analitico. Solo che, a detta di molti (compreso un mio amico colto collezionista) le sue cose più intense e “liriche” le ha create negli anni Ottanta, un decennio dopo il decennio analitico puro e duro. E, dunque, questi suoi capolavori cosa sono? Post analitici o l’ennesima espressione aniconica, matura e incisiva,  del fare pittura? E se il problema, invece, fosse proprio quello del fare pittura?

Fare, nel senso di creare. La creazione in arte (e non solo) richiede, infatti, di premessa, un pensiero preliminare, perchè diversamente, a mio modesto parere, si entra nel campo del bricolage sia pure di qualità.  Olivieri, come Gastini,  muovono da un pensiero di pittura e lo hanno fatto a prescindere dalla data in cui sono state create le opere. Poi un pensiero si può anche fare corrente, per la connessione d’analogie con altri pensieri. Ma gli oggetti dell’arte, dotati di pensiero, hanno sempre un nome e cognome. E questo si chiama Olivieri .

849/Colpo di genio

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158 VINICIO BERTI [Scandicci (FI) 11/06/1921 – Firenze 1991] Per Leonardo Da Vinci, 1972 idropittura e tempera vinilica su tela 100×70 cm, firma, titolo e anno in basso a sinistra e al retro. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

Il prossimo anno saranno 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci che ha passato gran parte della sua vita a immaginare e disegnare cose che non avrebbe mai realizzato. Resta il dubbio che volesse farlo davvero o, non soltanto, prospettare un futuro ai propri sogni. Folli. Come quello di poter avvitare l’aria per alzarsi da terra, sfidando la gravità che, spesso, ci rende grevi e pesanti al punto di non cogliere l’attimo della natura angelica che, in qualche recondito angolo della nostra vita, alberga ancora.

Vinicio Berti, toscanaccio, artista vero, graffitaro prima dei graffitari, non di rado costellava le proprie opere di frecce che puntavano verso l’alto, costringendo, anche con scritte maiuscole, gli scheletri di fabbriche e palazzi a trovare una strada verso il cielo. Che, forse, il problema è proprio questo. Trovare quella strada…

849/Nuove ipotesi su cosa si vede oltre il noto taglio

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38 PAUL JENKINS [Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012] Phenomena Y to X, 1960 olio su tela 100×100 cm, firma, titolo, anno, località (Paris) ed etichette della Galerie Karl Flinker (Paris) al retro, certificato di autenticità di ArteInvestimenti (MI) allegato. Nato a Kansas City , nel Missouri, nel 1948, si trasferì a New York City dove, grazie al GI Bill, studiò all’Art Students League di New York con Yasuo Kuniyoshi per quattro anni e con Morris Kantor. Durante quel periodo, incontrò Mark Rothko, Jackson Pollock, Lee Krasner e Barnett Newman. La sua prima mostra personale ebbe luogo nel 1954 presso lo Studio Paul Facchetti. Dal 1955 in poi, l’artista ha condiviso il suo tempo tra New York e Parigi. Presente nei musei d’arte contemporanea e nelle collezioni pubbliche di tutto il mondo. base d’asta: 30.000 € stima: 54.000/60.000 €

Premessa: questo della 849 di Meeting Art è tra i 10 più bei Jenkins andati in asta nel mondo quest’anno. Facciamo pure anche l’anno prima. Fatta la premessa. 1960. Lucio Fontana, in quell’anno, prosegue ad indicare una via alternativa alla bi-dimensionalità della tela e del pensiero. 1960, Paul Jenkins cerca di spostare il baricentro della ricerca pensiero-colore-gesto dell’espressionismo astratto americano sui terreni della filosofia orientale. Il dominio dell’individualità dell’artista che crea mondi è messo in discussione dalla consapevolezza di un’energia spirituale che prescinde l’individuo, ma che può essere intercettata e comunicata. E così oltre il taglio, invece del un buio ancestrale di un concetto, vedi un magma di materia sognante e viva.

849/ Pop house

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89 RENZO VESPIGNANI [Roma 19/02/1924 – Roma 26/04/2001] Case popolari, 1961 olio su tela 70×90 cm, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera registrata presso l’Archivio della Scuola Romana come da dichiarazione a cura di Netta Vespignani su foto. Bibliografia: -“Renzo Vespignani, Catalogo ragionato dei dipinti 1943-2001”, a cura di Valerio Rivosecchi, Silvana Editoriale, pagina 170 al n° 206. base d’asta: 2.500 € stima: 5.000/6.000 €

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L’odore di verza e di soffritto di cipolle sulle scale mentre, ad ogni sbattere del portone d’ingresso, si viene investiti dall’alito freddo dell’autunno che sente l’inverno. Palazzi ed altri che verranno: il lavoro diffuso, la tensione paziente verso una tv di casa, un telefono e un’auto che non sia più a noleggio. Il boom eonomico, secoli fa. Quando i pittori erano pittori.

849/Masterchef

012018008622

125
DANIEL SPOERRI [Galati 27/03/1930]
Senza titolo
tecnica mista, applicazioni e collage su cartoncino 18×20 cm, firma in basso a destra.
senza riserva
stima: 2.000/3.000 €

012018005557

454 DANIEL SPOERRI [Galati 27/03/1930] L’heure bleue, 1991 scultura in bronzo dorato a cera persa 30,3×43,5×33,8 cm; esemplare 23/75, firma e tiratura sul bordo del vassoio, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 2.500 € stima: 5.000/6.000 €

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Figlio di un pastore luterano ucciso dai nazisti, sedotto dal genio creativo che gli impedisce di cogliere sostanziali differenze tra un impiattamento, un colpo di mola sul grumo di bronzo che sta lavorando o un cerotto appiccicato a una vecchia stampa anatomica, ecco Spoerri. Nell’asta 849, d’ottobre a Vercelli.