Permette, signorina?

MARCELLO DUDOVICH [Trieste 21/03/1878 – Milano 31/03/1962]
Figura di donna gouache su carta 45×30 cm, firma al centro sulla sinistra.
base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

Elegante, senza sbracare. Femminile, senza sbracare. Intrigante, senza sbracare. Questa signorina, disegnata dal maestro del disegno pubblicitario italiano, ha la grazia e la discrezione di cui , spesso, si sente il bisogno non trovando il posto giusto dove appoggiare lo sguardo. E’ una boccata d’aria fresca. E un pensiero senza più un tempo. Relax.

In asta giovedì 8 dicembre asta 923 di Meeting Art

Technoninfa

TOMMASO BET [Maniago 1980]
Autarchy, 2020 tecnica mista su tela 105x75x2,5 cm

E’ giovane, è bella (come sono belle tutte le persone con un’ideale in testa e nel cuore). Ed è molto più determinata e feroce del cucciolo di dogo che tiene tra le braccia, pronto ad azzannare il futuro. Il quadro si intitola “Dittatura” : una carica di polizia in assetto anti sommossa agita lo sfondo di una foresta distopica attraversata da vampate infuocate. Lei, domina la scena: technoninfa uscita da un fiume lavico. Ma la storia non finisce qui…il mistero della pittura, infatti, se fatta bene, è che non tutto ciò che vedi basta per capire.

Pittura. Tommaso Bet dipinge. Sarà pur un giovane adulto (classe 1980), ma pare già “vecchio” nel mestiere del pittore contemporaneo che è quello di proporre avanguardia senza dimenticare ciò che è stata avanguardia. Nei colori del giovane maestroJedi (dai mi viene da dirlo visto il suo muoversi anche sui territori del mito fantasy e manga) c’è una scelta di campo che richiama, proiettandoli nel nostro millennio, gli sguardi enigmatici e sensuali della fredda Regina dei ghiacci nella Vetta di Cesare Saccaggi e della Salammbô di  Gaston Bussiére. Maestri del Simbolismo. Non ci starebbe proprio male in una loro mostra questa ragazza-dea di Tommaso Bet a dimostrazione come l’inquietudine e il mistero cavalchino nel tempo.

Lui, il giovane adulto pittore. Se Giovanni Granzotto, critico d’arte senza confini lo ha inserito da anni nella sua “cantera” di artisti, significa che il contenuto pittorico di questi lavori non tradisce l’attesa. E l’attesa è quella di trovare pittura con qualcosa da leggerci dentro, senza che gli occhi sentano stonature. E restare per attimi eterni a fissare gli occhi della dama con il ringhio al braccio.

L’opera va all’incanto domenica 4 dicembre dalle 12 , asta 923. Questa la scheda.

TOMMASO BET
[Maniago 1980]
Autarchy, 2020
tecnica mista su tela 105x75x2,5 cm, opera non firmata, priva di cornice.
Bibliografia: – “Tommaso Bet e un omaggio a Marco Lodola. I miti del contemporaneo” a cura di Giovanni Granzotto e Anselmo Villata, Castello del Monferrato , Casale Monferrato (AL), 9 luglio – 4 settembre 2022, Verso l’Arte Edizioni, pagina 35.

L’Emilio dipingeva a Calice

A Calice Ligure di colpo la vita cambia nel 1960. Il paesino, nel retroterra di Finale Ligure , respira più l’aria di campagna e di collina che quella del mare, della sabbia e dell’olio abbronzante. Tutto finisce e comicia lì. C’è l’albergo Viola, la sala da ballo, il cinematografo, le case popolari e le scuole elementari in costruzione. I bambini giocano nascondendosi nei boschi o tirando il pallone nelle due piazze, visto che di auto ne girano poche: i turisti si fermano, infatti, qiasi tutti giù sul lungomare, dove si gusta, passeggiando, il gelato con il fischio ( me lo ricordo da bambino: ti facevano il cono e, prima di consegnartelo, partiva un fischio…). Poi, un giorno, a Calice Ligure arriva lui. Il pittore genovese.

Lui è Emilio Scanavino (i suoi genitori sono originari proprio di Calice): il maestro dei grovigli, delle tramature, dell’introspezione che si fa figurazione esistenziale e che espone in gallerie importanti in Italia e a Parigi, compra una vecchia casa nel quartiere di Eze. La ristruttura e vi realizza anche uno studio con un laboratorio per la ceramica. Lì, lontano dal chiasso della città, dal mordi e fuggi di collezionisti e galleristi nevrotici. Lui, il signore delle tramature, ha bisogno di ritrovare l’abbraccio delle sue radici che profuma di basilico e di erbe di campo. Non è solo. Nel 1964 lo segue anche Carlo Nangeroni, un altro maestro di pittura senza confini, fatta di geometrie liquide: anche lui acquista una casa a Calice.

A Calice ci sono, così ora, l’Emilio e il Carlo: perchè gli artisti, in quegli anni, facevano gruppo prima che corrente. Sentivano il bisogno di confrontarsi in un mondo che, per parlare, non aveva bisogno della schiavitù distanziante dei social. A Calice Ligure arrivano altri maestri, soprattutto d’estate: il passaparola su un posto lontano dai fastidi e che ti lascia libero di pensare, si fa efficace. La gente del posto, intanto, si diverte: quei nuovi arrivati persone libere, estemporanee, estroverse, intelligenti oltre che creative. Sono strani, i pittori. Discutono di colori e di politica al bar e in trattoria, poi si sfidano a carte e a bocce fino a tarda sera. Calice Ligure si riempie di poesia dipinta. Era, insomma, un bel posto.

Ma perchè vi racconto di Calice. Perchè, molto probabilmente, questo quadro di Emilio Scanavino è nato proprio lì, nell’entroterra ligure. Va in asta sabato 3 dicembre asta 923.

EMILIO SCANAVINO [Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986]
Promemoria, 1962
olio su tela 194×195,5 cm

Ci sono le tramature che si aggrovigliano nei suoi neri che neri non sono, hanno i toni lattiginosi delle nostre ansie e delle nostre inquietudini. Il bianco che affiora è flebile, come la speranza di uscire dal labirinto. Ma, intorno, c’è il giallo, anche se accarezzato dalle ombre. Sembra il giallo delle case di Calice Ligure o è il giallo del sole in una domenica di luglio o quello delle calendule nei prati. Resta, solo, una prova da fare: avvicinare il naso alla tela: se si percepisce profumo di basilico e fiori di campo il dubbio sarà fugato. Emilio l’ha dipinto a Calice Ligure.