837/ Kaufmann

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3 MASSIMO KAUFMANN Milano 21/06/1963
Senza titolo
tecnica mista e collage su carta 40×30 cm, firma al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:
-“Prima che il buio circondasse ogni cosa”, di Davide Enia, Drago Edizioni, 2014, con illustrazioni di Massimo Kaufmann, tavola VIII.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Sabato 20 gennaio, prima sessione asta 837 di Meeting Art.

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837/ Spagnulo

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32 GIUSEPPE SPAGNULO Grottaglie (TA) 1936 – 15/06/2016 Senza titolo, 1984 olio e tecnica mista su carta 53×38 cm, firma e anno al retro, certificato d’autenticità di Fabiani Arte (Montecatini Terme-PT) allegato. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000


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Sabato 20 gennaio, asta 837.

937/ Dova

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33 GIANNI DOVA Roma 08/01/1925 – Pisa 1991 Senza titolo smalto su tela 30×24 cm, firma in basso a destra e al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, timbro con numero di repertorio di Arte Mercato su foto. base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

837/ Biggi

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23 GASTONE BIGGI Roma 12/02/1925 – Langhirano 29/09/2014
La nascita di Moby Dick, 2005
olio su tela 70x70x2 cm, firma, titolo, anno e timbri dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e timbri della Galleria Art Time (BS) su foto, certificato d’autenticità di Telemarket (Roncadelle-BS) allegato, opera priva di cornice.
base d’asta: 2.000 €
stima: 4.000/5.000 €

 

837/Fuori è buio

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8 ANDREA RACCAGNI Imola (BO) 10/11/1921 – Imola (BO) 18/06/2005
Notturno
tecnica mista su tela 70×50 cm, firma in basso a destra, titolo e firma al retro sul telaio, dichiarazione d’autenticità a cura della Galleria Dadadopo, Luciano Zerbinati su foto.senza riserva
stima: 2.000/3.000 €

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Luna che rischiara una notte sofferta. Sabato 20 gennaio a Vercelli (asta 837 di Meeting Art)

837/L’anima di Piero

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22 PIERO RUGGERI Torino 27/04/1930 – 14/05/2009 Autoritratto, 1971 olio su tela 80×70 cm, firma, titolo, anno, etichetta e timbri della Galleria d’Arte Picelli (BS) e timbro della Galleria Arte 15 (TO) al retro. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

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Sabato 20 gennaio, asta 837. Tra Bacon e il Po. Oltre Torino, pittura viva.

837/La buona Novelli

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110 GASTONE NOVELLI Vienna (Austria) 01/08/1925 – Milano 22/12/1968
Archeo, 1962
olio su tela 100×100 cm, firma, titolo, anno ed etichette della Galleria Marlborough (Roma) e della Contemporary Study Wing Finch College Museum of Art (New York) al retro.
Bibliografia:
-“Gastone Novelli” Nuova Alfa Editoriale, Palazzo Martinengo, Brescia, Galleria Civica Modena, con tavola a colori a pagina 27.
base d’asta: 90.000 €
stima: 160.000/180.000 €

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Questo po’ po’ di sberla di poesia pittorica è il top lot che chiuderà la prima tornata dell’asta 837 sabato 20 gennaio (sei sessioni, la prima sabato 19 gennaio).  Novelli protagonista assoluto dell’astrazione lirica, la fuga rivoluzionaria della pittura verso la poesia o meglio verso un linguaggio universale che traduca l’emozione in gesti di poesia pura. Averli quei soldi…

Pensando alle feste…

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29 HORACIO GARCIA ROSSI Buenos Aires (Argentina) 1929 – Parigi 05/09/2012 Senza titolo serigrafia su carta 68×68 cm, esemplare 35/150, firma in basso a destra, etichetta della Galleria Giuli (LC) al retro. senza riserva stima: 1.000/2.000 €

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Martedì 12 dicembre alla Meeting Art spunta tra i lotti low cpost un possibile pensiero per le feste…un regalo a persona colta e un pò sopra le righe del già visto dai più.
Il mio pensiero per le feste da sabato 9…le anticipazioni dell’asta che verrà , la prima del 2018.

Silvio, rimembri ancora…

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489 SILVIO CONSADORI Brescia 17/12/1909 – Venezia 01/08/1994 Scorcio cittadino olio su cartone telato 44,5×35 cm, firma in basso a sinistra


L’opera di Silvio  Consadori (bravo pittore di un tempo che fu), in asta giovedì 7 dicembre alla Meeting Art di Vercelli, profuma di buono. Avvicinando il naso al cartone credo, infatti, che si possa percepire chiaramente il profumo freddo della neve mista a umori cittadini (con un retrogusto di soffritto, il cui aroma ha superato una delle finestre chiuse all’intorno). Avvicinando, poi , l’orecchio si potrebbe percepire il clickclik del gettone che scende inesorabile a scandire i tempi di una telefonata in corso  nella cabina della Sip (l’ultima l’hanno sradicata di fronte a casa mia un mese fa. Pare che, qualcuno abbia  persino versato una lacrima). Il giovane con il moncler azzurroitalia potrebbe essere il fidanzato di quella che telefona. Erano tempi in cui telefonare era solo telefonare e non fotografare, messaggiare, twittare, istagrammare, postare, selfare…. Mi viene, insomma, una gran voglia di tuffarmi nel quadro, di ritrovarmi così come sono in un tempo diverso dove i telefoni erano telefoni e il sugo si faceva con il soffritto. Perchè non compro questo quadro e la smetto di menarla con i ricordi?

 

Autopsia di un rimpianto

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Si comprano i quadri (o le opere dell’arte) perchè siamo collezionisti del bello che a noi sembra bello o perchè, alla fine, quello che conta sono i soldi e quindi compriamo quello che sembra bello, ma sembra, soprattutto, qualcosa che varrà di più fra un anno? In bilico su questa risposta credo restino da sempre tutti coloro che leggono questo blog. E’, insomma,  una tensione condivisa  che ci spinge a guardare, con voluttà crescente , le foto e i numeri di un catalogo d’asta. Tensione che ci impone di diventare curiosi dell’arte,  con quel lato un po’ malato che ci accomuna a quelli che diventano esperti di calcio finlandese per azzeccare la scommessa giusta.

inaugurazione

 

La foto che vedete è stata scattata nel 2006 alla galleria Boxart di Verona (una delle più accreditate secondo i giudizi raccolti tra i blog d’arte). E’ stata scattata durante una mostra dedicata a Franco Fontana, pluricitato e pluriesposto nome della fotografia d’autore italiana con seri riverberi internazionali. Il maestro dello scatto è il signore al centro a sinistra con giacca nera (ricordatevi il particolare, mi servirà poco più avanti) e cravatta rossa (anche questo particolare ricordatevelo). Accanto a lui Giorgio Cortenova  , critico d’arte e giornalista (bello avere colleghi così). Cortenova, che ha diretto Palazzo Forti a Verona, è scomparso nel 2013 (luci che si spengono come è accaduto da poco con Enrico Castellani e Tino Stefanoni).

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Nell’immagine della retrospettiva veronese del 2006 appare sullo sfondo un’opera fotografica di Franco Fontana. Avrete così notato che è esattamente  la stessa che apre questo blog. La foto di copertina era, infatti,  il lotto 136 dell’asta 834 della Meeting Art di cui vi riporto la scheda completa:

136 FRANCO FONTANA Modena 09/12/1933
Asfalto – Londra, 1995 fotografia a colori (new print, Kodak professional endura metal) 90×120 cm, edizione 1/5, firma, titolo, anno, tiratura e timbro dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su scheda della fotografia allegata.
Bibliografia:
-“Franco Fontana nella collezione Deutsche Bank”.
-“Franco Fontana images”, Box Art Gallery (VR), marzo 2006, pagina 15.
-“Franco Fontana, retrospettiva”, Edizioni Antonio Vergara Meersohn, pubblicato da Logos (MO), 2005, pagina 349.
– “Franco Fontana”, Edizioni Postcart Roma, 2010, pagina 124.
base d’asta: 4.000 €
stima: 8.000/9.000 €

012017008047L’immagine che è stata fatta a Verona nel 2006, mi perdoni l’autore dello scatto, non è integerrima in fatto di utilizzo del mezzo fotografico (ma chi sono io per dirlo…) con quel lampo del flash che fora, come fosse l’effetto di un raggio laser, proprio l’opera d’arte sullo sfondo che sta a cuore a questo post. L’immagine con lampo da cavaliere Jedi  evidenzia,però,  una straordinaria  (e per me ulteriore fonte di sofferenza ) assonanza tra l’artista e questa sua opera. La giacca di Fontana è, infatti, come l’asfalto della sua foto. La cravatta di Fontana come le due bande rosse che la segnano in basso sulla destra. Asfalto. La foto di Franco Fontana è un asfalto del 1995. Un periodo, in cui, ho imparato, Fontana puntava il suo obiettivo sui selciati di mezzo mondo cercando quel confine tra reale e pensiero astratto che è la forza della scelta di fotografia.

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Da tre giorni guardo le foto di Franco Fontana: ho cercato nei meandri dei miei libri d’arte barlumi sulla sua verità d’artista, ho scandagliato con maniacale spirito archivista (come quando scrissi la tesi di storia moderna) ogni anfratto della rete scovando, forse, tante chicche. Persino, guardate voi a che livello sono giunto, con diversi fermo immagine di video presenti sul web riguardanti conferenze , interviste, approfondimenti sul lavoro dell’artista. In questi frammenti video compare inesorabile , me misero, e la foto riprodotta in copertina di questo post. Più che una foto, un’ossessione.

012017008047L’avrete capito. La foto di Fontana in asta mi interessava. Ho fatto persino un viaggio a Vercelli, cielo grigio su e asfalto grigio giù, per vederla da vicino. Qui giunto, il buon e accorto amministratore delegato Pablo Carrara (che certo mette all’incanto cose d’arte, ma molte vorrebbe pure mettersele in casa sua…), non ha fugato i miei dubbi residui, anzi: l’opera è interessante, intrigante. Una delle più grandi mai esitate a Vercelli di Franco Fontana. Storicizzata e pubblicata più volte. Una base d’asta in linea, assolutamente in linea, con la convenienza rispetto alle quotazioni di galleria. Invenduta, strano. Ma lo strano è lì a titillarti il desiderio. Insomma, dovevo iniziare a immaginare come fare spazio nella mia Peugeot 208 grintosa e accessoriata (ma non certo una station vagon). Ma chi sono io per decidere se una foto d’artista (non ne ho mai presa una, in 15 anni di voli pindarici tra aste, gallerie, fiere) è da prendere? E così ho cercato vaticini migliori.

Ecco allora telefonare e avvicinare due miei amici che mi erano necessari alla bisogna. Il 012017008047primo è stato tediato al telefono per circa 40 minuti. E’ un collezionista (oh, se lo è), è un patito come me e più di me di facezie d’arte. E, come me, condivide il fatto di come, PURTROPPO (in maiuscolo),  si debba cercare il bello dell’arte chiedendosi sempre cosa sarà di noi e, soprattutto, dell’opera che si vuole acquisire nel momento in cui si dovesse rimetterla tra i flutti agitati del mercato.  Dunque il buon M. mi ha dato il suo responso: il Fontana (che aveva visto) era decisamente interessante. Molto interessante. Ma, e qui era il tasto delicato, fotografia d’impatto tendente al buio mentre l’artista è da tutti considerato il fotografo del colore. E  si sa quanto le etichette appiccicate a un artista siano dolorose. Ne sa qualcosa Fontana, Lucio, che ha fatto gradi sculture, ma vuoi mettere i tagli.… Ecco da Fontana a Fontana, la stessa cosa.  Il buon M. (che gira in salotto avendo negli occhi la Sistina dell’analitica) mi ha così agitato: visto dal vero questo Fontana è splendido (con i luccichii dell’asfalto che meritano il prezzo del biglietto), ma quando si vende nessuno fa troppo caso ai dettagli.

012017008047Quindi mi sono rivolto a R. Lui non colleziona, ma è artista (di vaglio anche se defilato a causa del lavoro) e soprattutto fotografo raffinato. Dimmi, dunque, R. che mi dici di questo Fontana? Il maledetto mi ha condannato. Questo Fontana, mi ha spiegato, è bello proprio perchè è il meno fontanizzato. Meno icona e più variazione sul tema con quelle due bande rosse che sembrano dipinte da Scanavino su un sacco nero di Burri. Materia che diventa astrazione. Il suo verdetto, perciò, lancinante: Fabrizio, non badare al discorso soldi futuri, prendilo perchè non te ne pentirai. Quello che vedo io, lo vedrà chiunque abbia gusto e sensibilità.

Ok, lo prendo. Non l’ho preso. Era tra gli invenduti della prima tornata, l’hanno012017008047 aggiudicato sabato 2 dicembre. Io avrei fatto l’offerta mercoledì 6 (con sezione d’asta 834 in corso) dopo essere stato certo di avere il furgoncino promesso da un amico (a cui sono grato per avermelo prestato per trasportare anni fa un mio Jenkins a una retrospettiva sull’artista in un museo del milanese). E qui è arrivato inesorabile  il magone. Un’emozione pura, una tristezza: l’aver perso una cosa che, senza volerlo, stavo iniziando ad amare: passando dal desiderio di acquistarla, per poi guadagnarci, a quello di acquistarla, per ritrovare dal vero quei particolari che fanno di un giocatore un fuoriclasse (pur sbagliando qualche rigore). Ecco, dunque, il rimpianto con un piccolo riscatto: quello di aver scritto questo post.