841/Pala d’altare

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103 VASCO BENDINI Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015 Senza titolo, 1961 olio su tela 300×180 cm, firma, anno ed etichette della Mostra della Critica Italiana (MI); Galleria Breack (Roma) e Galleria d’Arte Moderna Assessorato alla Cultura (BO) al retro. base d’asta: 15.000 € stima: 27.000/30.000 €

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Se non avete più voglia di intossicarvi con sondaggi, programmi, promesse, convulsioni nostalgiche e prospettive d’incertezza garantita, trovatevi un luogo in aperta campagna. Passeggiate e guardatevi attorno. Potreste trovare quello che serve per questa missione (im)possibile. Ciò che occorre è una cappelletta, di quelle che i fedeli rurali erigevano accanto ai cascinali dedicandole a santi del posto o Madonne con specifici attributi devozionali. Le costruivano per non dover camminare per chilometri per assolvere all’obbligo festivo, garantendo così al latifondista un costante attaccamento di cuori e muscoli alle di lui coltivazioni.

Trovata la cappelletta e assicurandovi all’interno che il tempo non abbia esagerato, potrebbe accadere di notare come dietro all’altare l’affresco raffigurante il Santo/a o la Madre di Dio sia definitivamente evaporato dalla vista. a questo punto scatta il piano. Piano che presuppone di accedere all’asta 841 di Meeting Art, sabato 17 marzo. Quindi, dotati del quid necessario, necessario è l’aggiudicarsi di questo dipinto di Vasco Bendini. Grande come una pala d’altare, bello come una pala d’altare in cui Tiziano e Caravaggio di colpo si siano risvegliati astrattisti cercando il modo di comporre un’unica sinfonia. La drammaticità della materia sublimata dalla tonalità psichica: Bendini. Un Maestro. In questo dipinto c’è fede e ragione, paura e sentimento, spinta verso lo spirito e graffi della sofferenza. Bello,vero?

Immaginatelo, ora, il Bendini nella cappelletta che avete trovato: preghiera d’arte e un sogno da inseguire…(lontano da tribune e tribunisti).

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841/Dimmi del verde

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98 ANTONIO CORPORA Tunisi (Tunisia) 15/08/1909 – Roma 06/09/2004 Verde, 1963 olio su tela 73×60 cm, firma e anno in basso a sinistra, etichetta della Galleria Pogliani (Roma) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. Bibliografia: -“Antonio Corpora, Catalogo Generale Ragionato dei Dipinti”, Volume I, a cura di Floriano De Santi, Edizioni Giovanni Di Summa, pagina 131, al numero 153. base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €


Un bagliore di verde, la Luna verde sono titoli di altre opere di Antonio Corpora, un poeta fuori contesto, un astratto emozionale. il verde, dimmi del verde…Corpora era uno che si dipingeva di verde una tela (come quella in asta alla Meeting Art , il 17 marzo nell’incanto della 841) non realizzava un monocromo, ma un caleidoscopio di bagliori luminosi e tonali, come il frame di una Galassia colto dal più onirico e penetrante dei telescopi orbitali. Altro spazio restando sulla tela, profondità che un occhio avvezzo può cogliere e se non se ne è in possesso, Corpora è da lasciare al suo destino…

 

841/Narrami Adami

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101 VALERIO ADAMI Bologna 17/03/1935 Fatto n° 3, 1960 olio su tela 60×73 cm, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Valerio Adami come da dichiarazione su foto. base d’asta: 5.000 € stima: 9.000/10.000 €

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C’è vita nell’arte, segnali di pensiero che arrivano da un passato florido, quello a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui mente elette potevano immaginare, progettare o sognare la modernità senza esserne travolti per colpa di un’applicazione o di un like che non arriva. Tempi in cui un taglio sulla tela era più che sufficiente per aprirti un portale nello spazio tela, tempi in cui l’energia nucleare veniva riconvertita in materia creativa e pittorica grazie a un manifesto. Tempi in cui Adami dipingeva astrazioni narranti prima di approdare a quelle figure narranti che, nel tempo, hanno perso lo smalto dei momenti belli. Narrami Adami di come si viveva in quei tempi belli e perduti….

841/Bionda, elogio di un perdente

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19 MARIO BIONDA Torino 1913 – Penango (AT) 1985
Senza titolo, 1965
olio su tela 73×54 cm, firma e anno in basso a destra.base d’asta: 1.000 €
stima: 3.000/4.000 €

 

 

Si può metterla così: Mario Bionda ha sfidato Lucio Fontana e ha perso. Questo dipinto che va in asta alla Meeting Art sabato 17 marzo, ha, infatti,  una base d’asta che è mille volte più bassa di un pari misura firmato da Fontana. Mario Bionda nel 1956 firma con Costantino Guenzi e lo scrittore genialoide Ralph Rumney (marito della figlia di Peggy Guggenheim, il manifesto anti-estetico in cui si affermava: “Un quadro è generato da forze che coinvolgono, non è composto di forme che sconvolgono“. Ce l’avevano con gli Spazialisti e con il loro messia e precursore al tempo stesso, ce l’avevano con quella visione dell’arte che tende all’infinito a prescindere dall’opera che l’ha evocato quello stesso infinito (magari con un taglio o magari con fori da fine di Dio).  Fontana e affini ripartivano da un Grado Zero: si poteva farne anche a meno di tele, colori, cornici annesse.  Se cerchi la Luna non fermarti al dito, ovvero al pennello.

Certo, era pur vero che un taglio di per sè aveva bisogno di una tela intorno per poter essere venduto al miglior offerente (così come ogni pensiero creativo originale e  non può fare a meno di un supporto per poter essere portato nel gioco di ciò che ti pagano per quello che proponi). Ed è  forse questa la contraddizione della filosofia spazialista che Fontana e, soprattutto, i troppi affini si sono ben guardati dal risolvere (anche loro tenevano famiglia presente e futura).  Bionda la pensava invece, così, in tema di innovazioni estreme ed estranianti, spaziali e metareali: ” E’ inutile cercare valori nuovi: dobbiamo invece capire che non esiste un distacco tra la pittura di oggi e quella di ieri. I valori fondamentali pittorici sono immutabili: un quadro di qualsiasi periodo deve essere apprezzato rispetto a ciò che dice a noi oggi, in quanto l’unico metro che abbiamo è dentro noi stessi ed è calibrato su ciò che ci circonda“. Chiaro, no? La modernità di un’opera non è legata a chi la fa, ma a chi la guarda. . Solo che questa operazione di transfert tra oggetto d’arte e soggetto “guardante” può riuscire solo se l’opera ha la forza intrinseca di una comunicazione svincolata dall’anno, giorno e ora in cui è stata realizzata. L’operazione riesce se l’opera è bella (dentro) anche se vale mille volte meno di un portale temporale del grande Lucio…

841/ Aubertin Dop

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14 BERNARD AUBERTIN Fontenay aux Roses 1934 – Reutlingen 31/08/2015
Dessin de feu, 1974fiammiferi bruciati su cartoncino 65×50 cm, firma e anno su etichetta della Galleria Centro (BS) al retro.base d’asta: 1.000 €
stima: 3.000/4.000 €

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304 BERNARD AUBERTIN Fontenay aux Roses 1934 – Reutlingen 31/08/2015
Dessin de feu, 1972 fiammiferi bruciati su cartone 101×71 cm, firma e anno su etichetta della Galleria Centro (BS) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

Nell’asta 841 di Meeting Art nei due week end di metà marzo (17-18 e 24-25) saranno all’incanto questi lavori del buon mastro Bernard. Ustionati dalle tante bruciature di questo testimone/protagonista del Gruppo Zero di Dusseldorf si sente la necessità collezionistica di tornare alle radici del suo lavoro. Molto centrato sugli anni Sessanta fino al 1975. Il periodo proprio di questi zolfanelli che creano colore nel loro estinguersi.

841/Baj-konur

 

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12 ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003
Senza titolo (anni ’50)tecnica mista su carta 47×37,5 cm, firma in basso a destra, timbro della Galleria Schettini (MI) al retro.base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

Sabato 17 marzo 2018, asta 841 di Meeting Art, il futuro è già passato. Enrico Baj costruiva universi come questo in un mondo dove la tv era in bianco e nero e per telefonare dovevi passare da casa o avere un gettone in tasca. Lo spazio però era molto più vicino di ora, il sogno di estendere la percezione del reale era un obiettivo tangibile anche nell’arte. E Baj creava cose così.

841/Alchemic Zorio

 

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36 GILBERTO ZORIO Andorno Micca (BI) 21/09/1944 N.F., 2004 tecnica mista su carta 29×24,5 cm, firma e anno in basso a destra, timbro e firma della Galleria Poggiali & Forconi (FI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

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Sabato 17 marzo 2018 asta 841 di Meeting Art

Sognambulismo

012017012022 576 LUCA ALINARI Firenze 27/10/1943 Camera a sud acrilico su tela 70×100 cm, firma in basso a destra. base d’asta: 1.000 € stima: 2.500/3.500 €


Un letto da Cenerentola/o che sembra poter d’improvviso levitare dal tappeto Ikea e dalla moquette anni Settanta diretto verso un soffitto che, come il muro nella stazione di King’s Cross a Euston Road,  è soltanto (e per fortuna)  un diaframma onirico verso altri universi magici.   Certo, le pareti sono color cenere chiara, ma il triangolo colorato da emicrania con aura è lì in alto ad indicare come, una volta in volo con il letto, la materia edile si dissolverà. Nell’angolo a destra in basso e sopra al battiscopa della parete sinistra, appaiono infiltrazioni di umidità sognante che trasuda dall’esterno.

Accanto al letto c’è un carretto che, per la stessa inerzia del surreale, potrà d’improvviso cigolare misteriosamente spinto da una forza che non vedi. Non c’è comodino e non è di certo comoda la seduta da bambino cresciuto. Il tempo però corre anche  in questa stanza.  O forse no. Perchè è un tempo dipinto, contenuto in una forma sferica e giocosa che sembra fatta apposta per essere presa a calci.

Luca Alinari ha dipinto questo lavoro, forse, negli anni Settanta. Forse, perchè nella scheda dell’opera in asta domenica 4 febbraio alla Meeting Art di Vercelli, non c’è la datazione. La desumo da una pur farraginosa conoscenza del lavoro dell’artista, partito negli anni Settanta con una visione da pop-surreal artist in cui  l’attenzione agli oggetti della quotidianità si combinava con una forte propensione all’immaginario sul confine tra sogno e fiaba. Poi Alinari ha  decisamente superato quel confine arrivando alla creazione di un universo parallelo fatto di alberi, fiumi, colline e case che non si vergognano di avere un’anima di marzapane colorato. Un dietro le quinte dove viene voglia di farci un giro ogni volta che ci svegliamo tra pareti cenere e un soffitto che non lo sfondi con i sogni.

Codice Cagli

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CORRADO CAGLI Ancona 23/02/1910 – Roma 28/03/1976
Motivo cellulare cromatico, 1949
olio su carta intelata 49,5×67 cm, firma e anno in basso a sinistra, firma, anno e timbro della Galleria del Secolo (Roma) al retro. Bibliografia:
-G. Di Genova, “Cagli, la collezione di Ebe Cagli Seidenbe”, Edizioni Bora, Bologna, 1987, pagina 74, n° 55 con supporto errato.
-M.F. Chiola, “Asti Contemporanea: collezioni private”, Asti, 2015, pagina 89


Asta 837, sabato 3 febbraio. 3mila euro a base d’asta. Non ci prendi, benchè un po’ in picchiata, una carta di Chia. Non ci prendi men che meno  i cieli in una stanza di Nunziante. Serve  il doppio per  un autografo di Kounellis e non ti basta certo per  una serigrafia specchiante di Pistoletto. Ci prendi, invece, questo Cagli. Sa di buono. Di guerra appena finita, di gente tornata a casa dai troppi fronti dell’orrore (lui era ebreo ed era nato per fuggire), di artisti che vogliono costruire un mondo. Soldati o Guttuso, Sanfilippo o Sassu, poco importa (in realtà il derby astrazione-figurazione era roba tosta, per gente tosta): artisti con qualcosa da dire. Come Cagli, che lo faceva a suo modo , con questa scrittura impossibile che solo Munari avrebbe, probabilmente potuto decifrare. Codici per gente intelligente. Ma noi lo siamo?

S-cane-vino

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438 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986 Senza titolo (Cane), 1946 olio su tela 58,5×49,5 cm, firma in basso a destra, anno al retro. Bibliografia: -“Scanavino, Catalogo Generale”, volume primo, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, Edizioni Electa (MI), pagina 33, repertorio 1946 3. -Crema, 1992, al n° 6. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

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Al di là del titolo di questo post (il gioco di parole a volte mi sovrasta e mi attrae su versanti contenutistici pericolosi) la riflessione che vorrei fare su questo quadro, in asta domenica 28 gennaio alla Meeting art di Vercelli (asta 837), è seria o quasi.

Parte da qui. Emilio Scanavino non è mai stato un pittore astratto. Nè prima nè dopo questo lavoro. La pura astrazione, lo dice la parola, è lo slegare il pacchetto emozional-figurativo dei nostri pensieri nel momento in cui si realizza un’opera definita d’arte che si esalta del proprio raziocinio spinto e oggettivizzante. Precisiamo: nessun puro astratto ce la fa. Ma ci prova. Scanavino, però, non ci ha mai provato perchè non gli interessava fare pittura astratta. Gli interessava trovare il modo di esercitare un’azione autoptica sulle sofferenze, pulsioni, dolori che si portava appresso. Scarnificarsi per rappresentarsi. I grovigli di Scanavino sono nuda carne senza più la pelle. Dovrebbero far paura, far riflettere, far balenare quanto siamo finiti pur nella nostra ambizione d’infinito. E’ come farsi un giro in quelle mostre dove mostrano corpi morti in pose plastiche. Solo che in Scanavino non ci sono pose plastiche. C’è puro dolore.

Ma io non comprerei un suo groviglio (perchè non avrei mai la certezza che in quel momento Scanavino stesse davvero facendo un’autopsia dell’anima e non una copia di una vecchia autopsia). Io comprerei questo cane che cerca la carezza del suo padrone. Comprerei questo quadro perchè sta lì a dimostrare come l’Emilio vivesse tra le figure vive e non tra le astrazioni. E da grande artista ha preso, poi, tanti per il culo.