Hieronymus Biasi

Il problema di questo quadro che va in asta nella 884 di Meeting Art domenica 29 novembre, è la cornice. Perchè questo è cioccolato finissimo, incartato nella carta da pacco. Lo so, la cornice è solo un orpello. Ma non è inutile. Se la forma è sostanza, provate a immaginare questa cornice attorno a un Fontana, a un Perilli, a un De Chirico, a un Vedova, a un Richter, a un Baselitz: butto nomi a caso, ma tutti lì, nella sfera dove gravita Guido Biasi. Eh, già, e torno alla cornice, siccome Biasi mica lo paghi come loro (ci vogliono 500 Biasi per una cosina di Baselitz), allora vado all’Ikea o a un Briko e cerco una bella cornice che va bene con la stampa d’arte, la foto grande del nostro amore, uno specchio e un quadro di Biasi. Ma Biasi, questo Biasi poi, merita altro rispetto.

Sotto è surrealismo allo stato brado, puro, primigenio, esaltante: pittura su pittura su pittura. E poi non sorprenderti se il buon Biasi partecipi nel 1960 (anno fausto, nascevo io), a New York, all’Esposizione Internazionale del Surrealismo “Surrealist Intrusion in the Enchanters’ Domain”, curata da André Breton e Marcel Duchamp. No, chiaro di che si parla? Per questo mi arrabbio, perchè la cornice è esattamente ciò che il collezionismo, il mercato dell’arte, il senso comune, di chi conta e chi no nell’arte, pensa di Guido Biasi.

Sotto surrealismo, si diceva, sopra Hieronymus Bosch (ambito di, come si direbbe in un catalogo d’arte antica). Due quadri top gun, alta gamma nello stesso quadro. Ma chi lo prenderà in quella domenica novembrina (magari io…) faccia subito giustizia. La corniceeeeeeee…..

ah già, la scheda

131GUIDO BIASI [Napoli 05/07/1933 – Parigi (Fra) 09/01/1983]
Gardien du silence, 1964 olio su tela 73×59 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma e anno al retro. senza riserva stima: 1.500/2.000 €

Il cielo sopra Legnano

Lo invidio. Primo, perchè sapeva dipingere e io, al massimo, scrivo. Secondo, perchè è riuscito a trovare il modo di guardare il mondo senza guardarlo, senza lasciarsi travolgere dalle tensioni della contemporaneità. Si chiamava Piero Giunni: probabilmente era molto, ma molto più bravo di tanti colleghi che affollavano le gallerie d’arte e i caffè di Milano. Lui (che aveva fatto la Biennale, anche premiato e che aveva esposto da solo dal Milione) si era ritirato accanto a un vecchio mulino padano, a Legnano e da lì guardava il cielo. E lo dipingeva,quando d’inverno prometteva tempesta:

(asta 884 Meeting Art)-126 PIERO GIUNNI [Villa Cortese (MI) 08/12/1912 – Bondone (TN) 2000]
Burrasca d’inverno, 1969 olio su tela 60×70 cm, firma e anno in basso a sinistra, firma, titolo e anno al retro. senza riserva stima: 1.500/2.000 €

…a farci fare l’amore dalle infermiere…

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ENRICO BAJ [Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003]
Generale multiplo polimaterico con applicazioni di cordonetti, stoffe e medaglie entro teca in legno 62x66x14,5 cm, esemplare 153/180, firma e tiratura in basso a destra sul piede. base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

Avevo in mente di parlare un po’ di Baj che adoro perchè uno come lui è stato un regalo del Cielo in un mondo, quello dell’arte, dove sono tutti filosofi, teologi, tuttologi, concettuali, onirici, estroflessi, post e pre cubisti, quadrati e squadrati, combusti e annacquati . Lui era un giocattolaio. Punto. E a capo.

Il titolo del multiplo in asta nella 884 (che sarà già fine novembre) mi ha stimolato altre cose. Ricordi , come solo un bel giocattolo può fare. Ricordi d’adolescente tardo che, strapazzando la chitarra, provava il giro di Do necessario per cantare Generale di De Gregori con quel verso che eccitava altre sensazioni…ricordi. Quelli belli. Di giochi perduti. Colpa di Baj, anzi merito suo.

Un Griffa figurativo

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GIORGIO GRIFFA [Torino 29/03/1936]
Senza titolo, 1983 acrilico su tela 150×147 cm, firma e anno al retro, opera registrata presso l’archivio Giorgio Griffa come da dichiarazione su foto, priva di cornice.
base d’asta: 20.000 € stima: 36.000/40.000 €

Lo dice Picasso (la citazione è nel post precedente): l’idea dell’oggetto lascia un ricordo indelebile anche se vuoi fare pittura avulsa dalla rappresentazione, sia pur manipolata, del mono esterno. Gli anni 80 di Giorgio Griffa, uno dei profeti più intensi della stagione analitica, sono lì a dimostrarlo. Il purismo segnico di sapore ascetico, delle opere del decennio prima, lascia ora filtrare un desiderio impellente di pittura spinto, forse, dal ritorno alla figura di quella stagione dell’arte. Il colore ingrassa i fili rettilinei, li trasforma ora in forme geometriche, ora vortici elicoidali come un volo di insetto. L’opera, in asta nella 884 di Meeting art, prossima ventura, è preziosa testimonianza di questa tensione: dalla pura fede alla poesia.