Tutti gli articoli di Fabrizio Guerrini

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Born in 1960

Di cosa stiamo parlando?

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ERCOLE PIGNATELLI [Lecce 28/04/1935]
Visita all’ammalato, 1954
olio su tela 170×100 cm, firma e anno in basso a destra, anno e località (MIlano) al retro.senza riserva
stima: 2.000/3.000 €

Era il mattino del 20 novembre del 1953 quando, da Lecce, dove era nato il 28 aprile 1935, Ercole Pignatelli, arrivò in treno alla stazione di Milano. Aveva solo 18 anni e poche lire in tasca, guadagnate con i quadri venduti alla mostra organizzata dal nonno, stimato medico della città salentina. Pioggia, fuliggine, grigiore, freddo che ti entra nelle ossa. Poi la visione di quello striscione dell’esposizione di Picasso, la prima a Milano, che era iniziata a settembre ed era stata prorogata fino a dicembre. .. (dal sito Terre di Corillo). Un anno dopo il giovin pittore si cimenta nel dipinto che va in asta martedì 22 ottobre nella 2690 di Meeting Art.

Non so dire se questo dipinto, dalle dimensioni di pala d’altare, sia più Picassiano, periodo blu o realismo esistenziale (florido nella figurazione milanese e lombarda di quegli anni). Pignatelli intanto ricorda: Nel pomeriggio ho trovato una stanza in affitto in via Formentini n.5 e la sera stessa mi sono imbattuto nel Bar Jamaica. Lì ho conosciuto Lucio Fontana che mi ha presentato Milena Milani, famosa scrittrice. Lei a sua volta mi ha introdotto a Carlo Cardazzo, divenuto poi il mio mercante… E poi Salvatore Quasimodo, Ugo Mulas, il primo a farmi dei ritratti fotografici, Piero Manzoni, Roberto Crippa…  (sempre dl sito Terre di Corillo).

Di cosa parliamo? Di una pittura che non c’è più, forse. E di un vago retrogusto di nostalgia. Un mondo povero, ma non di idee.

Un altro bel film

Guido Biasi è morto nel 1982 a 49 anni. Come gli Artisti dotati di A maiuscola, scomparsi prima di un prima, avrebbe ancora avuto tanto da dire con tele e colori. Storie da raccontare. Come questa sull’insonnia che si snoda tra trame surreal-baconiane e rimandi alle grottesche pompeiane e tardo rinascimentali (la sua cifra stilistica che lo rende diverso da tanti). L’opera, proiettata nel cinema immaginario del blog, è questa a seguire, proposta in asta domenica 20 nella 865 di Meeting Art.

GUIDO BIASI [Napoli 05/07/1933 – Parigi (Fra) 09/01/1983]
Hisoire de l’insomnie, 1964olio su tela 82×117 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno ed etichetta Auslander Gallery New York al retro.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

Salvare o salpare l’arte?

Oggi, sabato 12 ottobre (bè un veliero è un’icona ad hoc…) ero alla fiera dell’arte di Verona. Ho pagato biglietto intero. La prima volta che accade: accrediti azzerati, biglietti omaggio assenti e, per somma di sfiga, ho dimenticato a casa la copia della registrazione che mi dava diritto a 5 euro di sconto. A ben pensarci, potevo ricordare alla sorridente signorina alla cassa di verificare la mia registrazione , togliendola dalla sorpresa di aver trovato un visitatore a prezzo intero. Meglio così, sono entrato in fiera libero da obblighi reverenziali…

Quadri, tanti, ma con la sensazione epidermica (e quindi fuorviante) di un dejavù (le solite cose al solito posto). Poi incrocio il mio sguardo con il Veliero e non lo stacco più. Diciamo un 100×70 (anche qualcosa in più) su lamiera. Pino Pascali. La trama di sfondo è purissima astrazione che richiama le atmosfere delle opere di Toti Scialoja (di cui Pascali fu allievo all’Accademia di Roma) Davanti a quel cielomare astratto , si staglia naviglio onirico . Bello questo mare e chi lo naviga.

Un giovane collezionista sta osservando il Veliero, accompagnato nel suo viaggio dal gallerista (il signor Frittelli della galleria che archivia i Pascali e da cui si attende il catalogo generale dell’opera). Io mi insinuo nel discorso,: Pascali mi piace, il discorso pure. Il giovane collezionista annuisce incuriosito alle notizie su Pascali: un geniaccio morto troppo giovane per diventare un grande vecchio… un fuori quota, un fuori scala. Uno che viveva di bozzetti televisi e che interpretava l’arte nel modo più puro, quella della pura ricerca. Nel territorio dei sogni. Poi la domanda…

“Ma con tante nuove proposte che si vedono anche negli altri stand, non è che fra qualche anno questi nomi del passato, saranno dimenticati e non sarebbe comunque il caso di investire sull’arte di domani?”. Belle domande. Epocali per chi si diletta di arte vista e appesa in casa. Il gallerista la prende, secondo me, dalla parte più insolita. E direi vincente. “Quello che dobbiamo chiedere all’artista, giovane o vecchio che sia, è che cerchi di rappresentare la verità. Quella del suo tempo”. Pascali lo ha fatto. Nato con la guerra, giovane negli anni della ricostruzione e del boom. Sogni e Carosello. Cose da raccontare con scientifico e poetico distacco. Tante giovani promesse , viste a Verona, non sembrano raccontare le cose con la stessa efficacia. Pascali non è poi così vecchio…

Ma, a quel punto, nel discorso davanti al veliero, io ho pure azzardato una sentenza: “Non credo che il compito di un collezionista sia quello di salvare il fare arte di ieri o di domani, quanto quello di salvare i propri soldi, salvando la coerenza delle nostre scelte d’arte nel rapporto con la storia dell’arte”. Per me, Pascali risponde a questi requisiti. Che poi il Veliero fosse cosa lontanissimo dalle mie tasche, è un’altra questione. Non sto salvando l’arte. E neppure salpando…

Piumati, Battiato e Leonardo

A sinistra il giovane Giovanni Piumati e a destra…bè fate voi

Si può leggere questo post ascoltando Battiato e in particolare “sorseggiando” questi versi

Volano gli uccelli volano
Nello spazio tra le nuvole
Con le regole assegnate
A questa parte di universo
Al nostro sistema solare

Poi magari si dà un’occhiata a questo lotto, in asta domenica 13 ottobre alla Meeting Art (asta 2688, mattutina dalle 10 dedicata a opere del XIX secolo e affini). Un dipinto che trasuda buona/ottima pittura che fu, in una stagione che generava e alimentava divinità del Divisionismo, del Futurismo e del futuro Cubismo, magari oscurando altre divinità che, dal paesaggio di genere, facevano balenare i prossimi percorsi della metafisica.

Ultimi faggi, 1903 pastelli su cartoncino 40×55 cm, firma in basso a destra, titolo e anno in basso a sinistra. Bibliografia: -“Il valore dei dipinti dell’ottocento e del primo novecento”, XXIX edizione (2011-2012), a cura di Giuseppe Luigi Marini, Umberto Allemandi & C., Torino, pagina 613.

Ecco dunque, Piumati che all’Accademia Albertina di Torino, fu allievo, dal 1872 al 1876, di Antonio Fontanesi eccellendo nella pittura di paesaggio. Piumati, oltre che bravo (qualcosa anche di più…) pittore, si dedica anche agli studi umanistici: si laurea anche in lettere e in filosofia. Diventa uno degli artisti-icona del Circolo degli Artisti di Torino oltre che socio onorario della stessa Accademia Albertina. Tra i suoi collezionisti personalità importanti e istituzioni eccelse come Casa Savoia e il Museo Civico di Torino . Dal 1879 al 1889, Giovanni Piumati è incaricato del corso di lingua italiana e filologia al Conservatorio di Musica di Colonia, dove ha come allievo il futuro kaiser Guglielmo II. E qui spunta un’altra qualità di Piumati che viene messa in luce in un illuminante post sul blog Piemonteis (Piemonti e Piemontesi) che suggerisco caldamente di leggere (www.piemonteis.org: digitando Piumati): Piumati si dimostra appassionato studioso sull’opera di Leonardo che può approfondire grazie al principe russo Théodore Sabachnikoff, suo allievo al Conservatorio. Il risultato è la pubblicazione del Codice sul volo degli uccelli, del Codice dell’Anatomia (Fogli A e B della Biblioteca Reale di Windsor e quelli del British e del South Kengsington Museum di Londra) e del monumentale Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Piumati, Leonardo, il volo degi uccelli: da qui il titolo del Post e la canzone da sentire.

Un bel film

Questo GIANFRANCO BARUCHELLO  (Senza titolo, 1971 disegno a china su cartone 50×70 cm, certificato di autenticità a cura della Fondazione Baruchello (Roma) allegato. Bibliografia: Carte italiane, opere su carta dal 1950 al 2000 della Collezione “CartaSi” pagina 61. base d’asta: 6.000 )è stato aggiudicato in carrellata nell’asta 865 di Meeting Art. Baruchello è un grande regista. Gira solo bei film. Certo, concettuali, criptici, ma di quel criptico che puoi cercare di decriptare. Rebus con la soluzione da scrivere. Chi se lo guarda in casa non sarà mai certo di conoscere la fine.

865/appunti di viaggio (1)

A sinistra l’opera di Renata Boero e a destra quella di Emilio Igrò con aggiudicazioni raddoppiate rispetto alla base d’asta

Io non so dove va il mercato dell’arte, peraltro non so dove andrò domani. Certo è che quando vedo in un’asta opere che raddoppiano le basi d’asta (per carità , magari appettibili) prendo nota. E’ accaduto nella prima tornata della 865 del 5 ottobre per questi due lotti. Il primo: Renata Boero [Genova 21/12/1936] Senza titolo, 1978 colori vegetali su tela montata su tavola 142×68 cm, firma e anno al retro. Base: 2.000. Aggiudicato: 4.400. . Il secondo: EMILIO ISGRO’ [Barcellona Pozzo Di Gotto (ME) 06/10/1937] Lettera F, 1972 tela emulsionata 73×56 cm, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità con firma dell’artista della Fondazione Morra (NA) su foto, opera registrata presso l’archivio Emilio Isgrò come da lettera allegata. Provenienza: .-Arturo Schwarz
base d’asta: 5.000 €. Aggiudicato: 10.500 euro. Un’astrattista rigorosa e poetica e un concettuale a modo suo, diverso dagli altri concettuali. Prendo nota…

Si riparte da Rho


MANLIO RHO

[Como 15/02/1901 – Como 07/09/1957]

Senza titoloolio su tela 70×50 cm, firma in basso a sinistra, etichette della Galleria Vismara Arte Contemporanea (MI) al retro.
Stima 32.000/36.000
Base d’asta 18.000 (confermata)

Sabato 5 ottobre asta 865 di Meeting Art. Riparte la stagione delle aste di arte moderna contemporanea, quella più istituzionale e di tendenza. E nella copertina ideale io ci metto questo Manlio Rho. Fuori moda, fuori trend (forse), fuori dai must buy, fuori da tutto e tanto vintage come può essere vintage l’astrazione dei nostri astrattisti del secolo scorso, pionieri di una stagione florida di opere e di nomi importanti. Sì, io riparto da Rho, per non fermarmi a Pero…

Remo Bianco

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REMO BIANCO [Milano 03/06/1922 – Milano 23/02/1988]
Impronta 168 AC., 1963tecnica mista e foglia oro su cartoncino applicato su masonite 32,5×30,5 cm, titolo, firma e anno al retro.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

“Nel 1957 a Milano, dopo aver ricoperto con un monocolore la superficie di un collage, applicavo dei foglietti di oro zecchino. Il quadro veniva poi dipinto a due colori quasi fosse un araldismo.  Questa esperienza è forse la più lunga esperienza continuata delle mie ricerche. Per anni ho portato avanti questo discorso, a volte contemporaneamente a dei nuovi collage, e a tante diverse ricerche” /remo Bianco, dal sito della Fondazione). La potenza di Fontana, il prezzo di… (sabato 5 marzo nell’asta 865 di Meeting Art)

Guttuso, sono

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RENATO GUTTUSO [Bagheria (PA) 02/01/1912 – Roma 17/01/1987]
Melanzana e paesaggio, 1985
olio su tela 51×32 cm, firma in basso a destra, firma e anno al retro.
Bibliografia:-“Renato Guttuso, Catalogo ragionato generale dei dipinti”, volume quarto, a cura di Enrico Crispolti, Giorgio Mondadori & Associati, pagina 42 al n° 85/52 con nota: “è stato ricavato dal taglio di un dipinto più grande (cfr. anche n° 86/16)”. base d’asta: 8.000 €
stima: 14.000/16.000 €

Lo stesso destino per questo dipinto in asta nella 865 di Meeting Art (chiuderà tutta questa tornatona d’inizio autunno), di grandi tele dei fiamminghi, così belli anche dove non cadeva lo sguardo che si poteva tagliarli certi che anche quel frame avrebbe avuto un significato per il collezionista. E qursto ritaglio è così Guttuso che nel catalogo generale lo si acquisisce nel corpus pittorico dell’artista siciliano.

Siciliano come Camilleri. Come lui comunista. Come lui costantemente con la sigaretta in bocca. Il pacchetto e il portacenere accanto alla tastiera e alla tavolozza. Guttuso stroncato dal suo fumo, due anni dopo aver dipinto questa melanzana parte di un paesaggio dominato dal colore Sicilia. Guttuso sa di non avere ancora molto da spendere in vita, ma nel 1983 fa carte false con l’amico sindaco di Firenze Gabbuggiani (comunista pure lui) ,per poter appartarsi per un paio d’ore con la Primavera di Botticelli. L’amplesso d’arte si consuma negli Uffizi dove il capolavoro era tornato dopo un lungo restauro. Guttuso farà così la sua Primavera dopo aver accarezzato per oltre due ore con gli occhi le pennellate del compagno Botticelli. Guttuso che non smette di amare la pittura mentre il male se lo mangia e non smette di farsi sedurre dal colore acceso della passione che si porta dentro.

Non è un vaso di fiori

172 FILIPPO DE PISIS [Ferrara 11/05/1896 – Milano 02/04/1956]
Vaso di fiori, (1945) olio su tavola 28×18 cm, firma in basso a destra, sigla “SB” sulla destra, opera registrata presso l’Archivio dell’Associazione per il Patrocinio dell’Opera di Filippo De Pisis . Base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €

Non è un vaso di fiori e non l’ha dipinto Magritte che giocava con le parole e le figure, con il senso preconcetto delle nostre percezioni. No. Non è un vaso di fiori. E l’ha dipinto De Pisis. Se ve lo aggiudichere il 5 ottobre nell’asta 865 di Meeting Art avrete due scelte: o piazzarlo sopra il caminetto, il televisore, la credenzina finto Maggiolini e sperare che qualcuno vi chieda di chi è il vasetto di fiori, oppure riporlo con cura nel cassetto della vostra scrivania anche d’ufficio (ci starebbe). A quel punto quando la vita e il lavoro vi portano nel vostro oltre, aprire il cassetto per guardare il selfie di un’altra sofferenza. Quella di un grande pittore che dipingeva vasi di fiori, ma ci urlava dentro tutta la sua disperazione al punto di gridare il proprio nome (dipingendolo come avrebbe fatto più tardi Basquiat ) come estremo desiderio di farsi capire da qualcuno. Un disperato bisogno d’aiuto e chi non l’ha prima o poi? No, non è un vaso di fiori. Credetemi.